Anna di Cagno

Chi sono

Sono una persona molto fortunata. Sono nata in un anno glorioso (1968), in una casa piena di libri.
Ho avuto una madre che al pomeriggio, invece di controllare che avessi fatto i compiti (spesso interrompendomi mentre facevo i compiti), mi portava al cinema.

Ho visto Manhattan a undici anni, non ci ho capito molto, ma mi sono innamorata di Woody Allen e ho rubato dal comodino di mia madre Citarsi addosso e Saperla lunga. In quarta elementare ho letto Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg. No, non me l’ha appioppato la maestra, lei ci aveva solo chiesto di leggere un libro che avevamo in casa, e questo era dietro al telefono, sulla libreria.
Ho pensato: dev’essere bello scrivere quello che si vive.
Poi il tema in classe: “Cosa farò da grande”. Panico. Spio le compagne: la mamma, l’infermiera, la dottoressa. Perdo le prime due ore a pensare e poi scrivo: da grande vorrei girare per il mondo e raccontare quello che vedo. Non è un mestiere, lo so, ma non mi viene altro in mente e scrivo quattro colonne di un foglio protocollo.
La maestra mi porta in tour per tutte le quinte, vuole che lo legga anche agli altri scolari.

Ho avuto sempre un sacco di amiche. Dalla prima elementare a oggi non ho smesso di collezionarne, tutte secondo un solo parametro: bellezza&bontà. KalòsKaiagathòs, chi ha studiato al classico (io no) sa cosa intendo.

Ho frequentato la facoltà di Filosofia a Torino, e seguito lezioni meravigliose di Gianni Vattimo e Sergio Givone (to die for). Con un’amica geniale metto in musica L’Enciclopedia delle Scienze Filosofiche di Hegel sulla falsa riga de La collina dei ciliegi di Battisti: “… troppo spesso l’empirismo è solamente l’evidenza più lampante / e quasi sempre dietro la sostanza c’è lo Spirito / Ma perché tu non ti vuoi Assoluto e Mediato…”

Sono entrata nel mondo del lavoro per caso: un’amica di mia madre era caporedattore di Cosmopolitan, mi dice di provare a scrivere un pezzo per una rubrica intitolata Cappuccetto Rosso. Lo mando via fax. Mi chiama sul fisso la direttora, m’invita a passare in redazione. Rideva, rileggendo l’impaginato. Mi porta dall’editore. Si userà così a Milano, penso.
Un uomo seduto su una poltrona gigantesca, masticando un sigaro toscano mi domanda: “Cosa sai delle soap opera?”. M’illumino! Finalmente una domanda sulla quale mi sento preparata (con lo schematismo trascendentale di Kant ho sempre avuto difficoltà, confesso). Snocciolo tutto il mio filosofico know-how su Beautiful, Sentieri, General Hospital e La valle dei pini. Il lunedì dopo siedo nella redazione di Soap Opera’s Digest, articolo 1 contratto praticante. Pochi mesi dopo vengo spostata a Cosmopolitan. Mi si aprono cinque anni meravigliosi, in cui conosco persone fantastiche, intervisto vere celeb, prendo il tesserino rosso, vado al Maurizio Costanzo Show e finisco su Blob, ma ahimè non per merito mio.
L’editoria è in crisi, cinquantasette mila copie effettive in edicola non sono sufficienti, si chiude.

Scrivo a destra e manca, Cosmo è un marchio di qualità di scrittura\idee nuove. Conosco Alberto Orefice, un giornalista che ha fatto la storia di Rusconi, un uomo di rara intelligenza e cultura. Mi affida sei inserti regionali della sua nuova “creatura”, Soprattutto. Ho una redazione tutta mia, popolata di giovani praticanti che diventeranno ottimi giornalisti, nel palazzo più bello e fotografato di Milano (via Mascheroni 2, per intenderci). Ho ventotto anni, sono caporedattore, ricevo uno stipendio che mi vergogno a dire. Mi si aprono cinque anni di ritmi convulsi – è un settimanale – e nuove scoperte.
L’editoria è in crisi. Si chiude.

Ricomincio a scrivere a destra e a manca: Glamour, Grazia, Max, Tempo Economico, Focus, per il quale realizzo con il mitico Sandro Boeri alcuni degli speciali più belli che io abbia mai scritto: L’etica, La cultura pop… temi così, pensati per sorprendere i lettori, arricchirli davvero. Per sei mesi sono anche direttore dell’edizione russa de La Buona Cucina. Visto ciano con titoli in cirillico. Realizzo il primo contributo web per un famoso marchio di cosmetici, mi scopro copywriter per un’agenzia di comunicazione (ammazza quanto pagano!).
L’editoria è in crisi. Però Disney ha inventato le Winx e ha fatto il botto. Scrivo il mio primo libro sulle bimbe-streghette e poi un altro paio.

Ho due figli, neanche una nonna nel raggio di mille chilometri. Osservo e capisco che dietro ogni collega che fa carriera c’è un’antenata che si fa il mazzo. Scrivo un libro e, complice un passaparola tra amici, conosco Sandro Fabbri, un artista che fa l’illustratore e mi regala dodici tavole, una per ogni nonna che ho descritto nel mio tragicomico bestiario.
Poco dopo un vicino di casa mi presenta Mauro Morellini, editore. Ha una collana che si chiama Pink Generation e pubblica libri di costume.
Si aprono anni, ancora in corso, di cose nuove, incontri preziosi, progetti.
L’editoria è in crisi.

Ma io non ho hobby. E so solo scrivere e parlare.

Cosa faccio

Dal 2012 scrivo libri.
O meglio: progetto e realizzo prodotti editoriali.

Mi piace lavorare in gruppo, coordinare progetti e creare “assembramenti” virtuosi tra persone di talento. Per questo la maggior parte delle mie pubblicazioni sono lavori collettivi. Ho bisogno del contatto visivo, anche solo attraverso una webcam, e del contagio delle idee.

Mi è capitato di presentare i libri più vari: da romanzi d’amore a raccolte di racconti, dalla cosiddetta “varia” giornalistica a saggi di antropologia. Ogni volta ho imparato cose nuove e ogni volta ho cercato di trasmettere qualcosa di più (ndr. giuro di non essere mai ricorsa alla domanda-scorciatoia “Perché questo titolo?”).

Mi capita spesso di ricevere da colleghi prime stesure per le quali mi chiedono un’opinione. Così mi ritrovo nelle pagine dei ringraziamenti e mi commuovo mentre nei post su Facebook e Instagram scopro che gesticolo troppo quando presento un libro (terroni si muore!), faccio smorfie poco professionali, ma poi quando chiedo: “Quante copie hai venduto?” sono felice.

I corsi a cui partecipo mi danno l’opportunità di mescolare letture alte con canzoni pop, film cult e filosofia. A volte faccio dei fuori-pista un po’ azzardati ma finora nessuno si è mai lamentato.
Con Elena Mearini uso grandi romanzi classici per collaudare tecniche di scrittura e ci divertiamo un sacco.
Con Mariana Winch Marenghi, proprietaria della libreria milanese Il covo della ladra, e mente di onbooxradio.it, ho invece realizzato il programma Con Molly Brown, nell’angolo degli Inaffondabili, e il sogno di sempre, la radio, è diventato realtà per un anno.

È un mestiere? Non lo so. Di una cosa però sono convinta: nei grandi romanzi si trovano tutte le risposte alle nostre domande. Nascondono strategie, informazioni pratiche, consigli, soluzioni, sono cultura nel senso più vivo e concreto del termine.

Mi presento... Così

La cultura è spesso e volentieri una questione di stile